Torta variegata alla zucca e cioccolato fondente

Tempo: 1 ora e mezza

Halloween è alle porte ed era d’obbligo che una pumpkin pie uscisse dal mio forno, anche perché sapete che io adoro la zucca! La mia è una versione estremamente golosa: una variegatura di cacao e una copertura di cioccolato fondente: quest’ultimo, infatti, si lega in modo perfetto alla dolcezza e delicatezza della zucca, che essendo variegata accresce ulteriormente il contrasto. Immaginate una fetta tuffata in una tazza di the caldo davanti al camino in un pomeriggio uggioso e mettetevi all’opera!

Ingredienti:

  • 500 g. di zucca delica (circa metà);
  • 120 g. di farina integrale bio (1 bicchiere);
  • 120 g. di farina di riso (1 bicchiere);
  • 2 uova;
  • 3 cucchiai di zucchero di cocco integrale bio (o zucchero di canna);
  • 1/2 bicchiere di olio di riso;
  • 1/2 bicchiere di acqua;
  • 2 cucchiai di cacao amaro;
  • 100 grammi di cioccolato fondente al 70%;
  • Estratto di vaniglia PANEANGELI;
  • Una bustina di lievito.

Procedimento:

Cuocere la zucca (in microonde o nel forno), tagliarla a pezzetti e frullarla. Sbattere le uova con lo zucchero e la vaniglia, quindi unire i due composti e mescolare; aggiungere di seguito le farine setacciate e il lievito. Infine versare l’olio e l’acqua. Dividere in due parti il composto e, in una di esse, aggiungere il cacao insieme a un cucchiaio di cioccolato fondente (sciolto in precedenza ). Versare una delle due parti a piacimento in una tortiera rotonda , e sopra di esse l’altra metà. Infornare a 180° per 40 minuti.

*Consiglio: per valutare la cottura di una torta inserite uno stuzzicadenti al centro: se rimane perfettamente pulito la torta è pronta!

A cottura ultimata lasciate raffreddare e spalmate il rimanente cioccolato fondente su tutta la superficie della torta!

Aspettare un paio di ore prima di servire, così il cioccolato si sarà indurito alla perfezione e creerà un guscio croccante.

Buon lavoro ! 😉

Pollo ai peperoni in padella

Tempo: 45 minuti

I peperoni sono decisamente il mio ortaggio preferito! Mi fanno impazzire e grazie alla loro versatilità si adattano a tantissime ricette. Il pollo con i peperoni è un piatto tipico laziale, precisamente dei Castelli romani: accompagnato da crostini caldi per farci la scarpetta, può essere considerato un buon piatto unico e decisamente light.

INGREDIENTI (per 4 persone):

– 800 grammi di filetto di pollo (bio o acquistato da un produttore locale) – 4 peperoni rossi e gialli -1/2 bicchiere di brodo alle verdure – una carota grande – 1 gambo di sedano -concentrato di pomodoro (1/3 di tubetto) – 1 scalogno – una manciata di capperi – sale qb – prezzemolo qb.

PROCEDIMENTO:

Innanzitutto prepariamo i peperoni. Io, per accelerare i tempi, solitamente cuocio le verdure in microonde per 10 minuti prima di cucinarle (il peperone avendo poca acqua cuoce lentamente). Nel mentre soffriggo scalogno, carota e sedano con metà del brodo e un filo di olio. Una volta pronti i peperoni li trasferisco nella pentola, aggiungendo il concentrato di pomodoro e con il coperchio faccio cuocere per circa 20 minuti a fuoco medio. Intanto preparo il pollo tagliando i filetti in tre parti, ottenendo dei bocconcini non troppo piccoli. Quando la cottura dei peperoni è a buon punto aggiungo il pollo con i capperi e il brodo rimanente, e sempre con il coperchio, lascio cuocere per 15 minuti a fuoco lento.

Concludete con una spolverata di prezzemolo e un filo di olio e servite. Il piatto dovrà risultare cremoso e ben uniformato.

Tuffateci i crostini e buon appetito!

Passione accessori per capelli!

Aspettavo questo momento da anni. In realtà non sono mai passati di moda… diciamo che rimanevano nel cassetto di ognuna di noi aspettando l’occasione giusta o l’outfit perfetto per poter essere indossati: cerchietti, mollette, elastici non esattamente sobri sono la tendenza del momento. E voi cosa preferite?

Mollette: Di perle, di strass, loggate dai grandi marchi, portate singolarmente o in “gruppo”. Adatte per sdrammatizzare un outfit poco femminile o semplicemente per dare un tocco di classe ad un’acconciatura. Unica regola: evitate l’effetto gipsy per carità!

Elastici: Anni ’80 e paffuti o brillanti e perlinati. Anche la coda di cavallo a questo giro se la vuole tirare, e pretende di essere messa in bella mostra.

Cerchietti: Da vere regine! Blair Waldorf style! Cicciotto, slim brillantinato, a fascia o fioccato. Chi ne ha e più ne metta! L’importante è portarlo con stile e grazia, il cerchietto con la tuta? No grazie!

Crostata con farina di castagne e crema al cioccolato e caffè (senza glutine e senza burro)

Questa crostata l’ho fatta sbagliando. Ebbene si: volevo realizzare un’altra ricetta, che mi frullava in testa da tutto il giorno, ma nel momento clou ho capito che mi sarebbe invece uscita una frolla pazzesca, e allora ho pensato: “Crostata sia!”. La farina di castagne è molto versatile, la sua dolcezza permette di zuccherare meno l’impasto e dona un sapore rustico e accattivante ai dolci: abbinata a creme di nocciole o al cioccolato è la morte sua.

Ingredienti per la frolla :

  • 1 bicchiere e 1/2 circa di farina di castagne (180 gr);
  • 1 bicchiere circa di farina di riso (120 gr);
  • 1 tuorlo e 1 uovo intero;
  • 2 cucchiai di zucchero;
  • 1/2 bicchiere di olio di riso;
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci;
  • 1/2 tazzina di caffè.

Ingredienti per la crema :

  • 150 grammi di cioccolato fondente;
  • 2 cucchiai di farina di castagne;
  • 1 tazzina di caffè.

Procedimento:

Unite le farine con il lievito in una ciotola e aggiungere le uova, zucchero, caffè e olio. Mescolate con un cucchiaio di legno e successivamente a mani nude formate una palla liscia e omogenea (se tende a sbriciolarsi aggiungete un filo di olio). Non va messa a riposo in frigorifero: la farina di castagne tende ad asciugarsi molto e quindi va utilizzata subito. Stendete 2/3 della palla con un mattarello su un foglio da forno e posizionatela poi su una tortiera per crostate.

Nel frattempo mettete il cioccolato in un pentolino con il caffè e, una volta sciolto, aggiungete la farina di castagne e mescolate con forza fino ad ottenere una crema morbida e senza grumi. Farcite la frolla e chiudete la pareti formando un bordo un po’ grezzo. È una torta rustica e non deve essere troppo perfettina (almeno a me piace così). ATTENZIONE: le strisce non usciranno mai, è una frolla poco addomesticabile, meglio usare degli stampini o sbriciolare la pasta sopra la crema. In forno a 180 gradi per 25/30 minuti e avrete la casa che profuma di buono.

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Polpette e polpette e polpette

Se non si era capito le polpette sono il mio piatto preferito, e vorrei una laurea ad honorem in polpettologia! Potrei fiutare una polpetta a km di distanza, un po’ come fanno i cani con i tartufi. Di manzo, di pollo, vegetariane… esistono molte ricette. Ecco le mie :

POLPETTE AL SUGO : decisamente la mia versione preferita. Le sogno anche di notte! Ingredienti per 20 polpette :

– 800 gr di macinato sceltissimo (possibilmente biologico e acquistato da produttori locali), 30 gr di pane raffermo o 5 cucchiai di pangrattato, 2 uova, 2 cucchiai di Parmigiano reggiano o pecorino, 50 gr di mortadella frullata, prezzemolo qb, sale qb, pepe qb, passata di pomodoro al basilico possibilmente fatta in casa (oppure Mutti o Le conserve della nonna).

Preparazione: semplicemente unire gli ingredienti!!! Mescolando con un cucchiaio di legno evitando di trasformare il composto in una poltiglia, gli ingredienti devono amalgamarsi ma non spappolarsi. Nel frattempo, preceduta da un filo di olio, versate la passata in padella e formate delle palline cilindriche con le mani, che poi tufferete nel pomodoro!

Cuocere per 45/60 minuti a fuoco lento e servire.

Mi raccomando la scarpetta! 🙂

POLPETTE DI POLLO AL FORNO o FRITTE :

La versione light e la versione cicciona, in pratica. Per entrambe però gli ingredienti sono gli stessi (per 20 polpette): 800 gr di macinato di pollo (bio o acquistato da produttori locali), 2 uova, 4 cucchiai di Parmigiano reggiano, 5 cucchiai di pangrattato, prezzemolo qb, sale qb, salvia qb, 2 spicchi di aglio.

PREPARAZIONE: innanzitutto lasciamo il pollo un’oretta a mantecare con tutti gli aromi, compreso l’aglio, che poi è possibile togliere (e un filo di olio). In seguito procediamo ad unire tutti gli ingredienti e con un mestolo formiamo il composto. A mani nude formiamo le palline cilindriche e decidiamo se infilarle nel forno a 180 gradi con un filo d’olio per una mezz’ora o tuffarle in padella con dell’olio di semi di girasole; quando saranno “colorite“ al punto giusto da ogni lato, lasciatele raffreddare su una carta da cucina e poi godetevele!

POLPETTE VEGETARIANE: questa è la ricetta della mia nonna, che io ho leggermente modificato aggiungendo del tofu o del tempeh, per renderle più equilibrate dal punto di vista nutrizionale.

Ingredienti per 16 polpette: 150 gr di tofu o tempeh, 2 uova, 2 cucchiai di Parmigiano reggiano, verdure a piacere (zucca, carote, birre, peperoni), 3 cucchiai di pangrattato, prezzemolo qb, sale qb, pepe qb

Unite gli ingredienti frullandoli senza ridurli in poltiglia, formate le sfere a mani nude passandole nel pangrattato, infornatele su carta forno con un filo d’olio e cuocete per 30/35 minuti.

Buon appetito e viva le polpette!

Weekend a Madrid

Vedere una città come Madrid in due giorni, per alcuni, può essere poco. Per me è invece un giusto compromesso e sapersi organizzare è fondamentale per non lasciare nulla al caso e non perdere troppo tempo.

Partenza da Orio al serio alle 6.30 con volo Ryanair (questo orario mi toglie sempre un po’ la gioia di vivere), colazione al volo e via verso la capitale spagnola (il volo dura circa due ore).

Atterrati vi troverete un aeroporto infinito con tantissimi bagni (questa cosa mi ha lasciata di stucco), ma niente panico armatevi di pazienza e raggiungerete l’uscita senza problemi.

Per raggiungere la città le opzioni sono tappeto volante, taxi o metro. Il primo era esaurito (ahah) il secondo troppo da nababbi, quindi la solita cara vecchia metro è stata l’ideale. La linea metro che collega l’aeroporto di Barajas con il centro di Madrid è la linea numero 8 (di colore rosa) che va dall’aeroporto al capolinea Nuevos Ministerios, con corse dalle ore 6 alle 2 di notte. Il tragitto dura circa 15-20 minuti.

Il nostro alloggio era in posizione molto centrale: Apartamentos Madrid Huertas, un buon rapporto qualità prezzo e un appartamento carino e pulito, stile loft.

La prima tappa è stata ovviamente la piazza principale: Plaza Mayor per poi spostarci, spinti da un certo languorino, al Mercato de Saint Miguel, un classico mercato “ in the city” per un aperitivo o un pranzo veloce: offre tapas di ogni tipo, birra e vino locale in un ambiente allegro e goliardico. Un bocadillo de calamares e un bocadillo chorosa (panini con calamari e prosciutto iberico) ci hanno rimessi al mondo, pronti per scoprire la città.

Ci spostiamo al Museo Reina Sofía: il biglietto costa 10 euro e potrete ammirare opere di Dalì, Miró e soprattutto Picasso, con la sua famosa Guernica.

A pranzo optiamo per La Taberna del Chato (C/ de la Cruz 35 y 8 . Andrés Mellado 88): un localino tipico e informale, dove ordiniamo una miriade di tapas il tutto accompagnato da fresca e ottima sangria. Porco iberico, tartare di steack, pollo fritto, tortilla: piccoli piatti ma grandi nei sapori e nella qualità servita. Con un rapporto qualità prezzo pazzesco: 34,75 euro in due.

Nel pomeriggio il Museo del Prado è la nostra meta: pensiamo sia giusto dedicargli tutto il tempo che merita. Con una collezione di 7.600 quadri e migliaia di sculture, il Museo del Prado espone opere d’arte spagnola ed europea. Accoglie i capolavori di pittori come Velázquez, El Greco, Rubens, Bosch o Goya.

Nel Prado contemplerete opere come “Las Meninas” di Velázquez, il trittico del “Giardino delle Delizie” di Bosch, “Le tre Grazie” di Rubens o “La Maja Desnuda” di Goya. Prezzo del biglietto: 15 euro, ed è gratuito dalle 18 alle 20 tutti i giorni.

A cena ci aspetta l’esperienza del Cocido nello storico Ristorante Malacatin (Calle de la Ruda 5) . Il cocido è un piatto eccezionale. Oltre ad essere delizioso, rappresenta una vera e propria istituzione a Madrid; una pietanza antichissima eppure ancora fortemente radicata nella vita quotidiana del madrileno moderno.

L’esperienza di mangiare un cocido fatto ad arte non dovrebbe mai mancare durante un soggiorno nella capitale. Infatti, persino il modo di servire e mangiare questa pietanza è tutto un rituale, un banchettare di molte portate, lungo varie ore, che rappresenta bene lo spirito gaudente e conviviale del popolo spagnolo, che accomuna anche noi italiani.

È uno stufato a base di ceci e vari tagli di carne, e verdure. Tutto viene cotto nel brodo per varie ore e poi servito in varie portate. Si inizia con il brodo e si conclude con le carni, tra cui la coscia di janbon. Poi ogni ristorante, ogni famiglia ha la sua personale ricetta.

Sinceramente non ho apprezzato la quantità della portata: nessuno e dico nessuno riuscirebbe a mangiarne più della metà, anche la cameriera (italiana) mi ha confermato la cosa giustificando il fatto dicendomi che il tutto poi viene riutilizzato per la preparazione di altri piatti, cosa che mi ha lasciata un po’ di stucco. Lo spreco in generale non mi piace, soprattutto quello di cibo. A parte ciò qualità/prezzo ottima e location caratteristica e fuori dal caos turistico.

L’ indomani non potevamo farci scappare la colazione domenicale del madrileno medio, ovvero i churros, bastoncini di pastella fritta serviti con una tazza di cioccolata calda in cui “intingerli” e goderne ogni morso. Noi abbiamo provato quelli della Chocolateria san Ginés, pasticceria storica (e anche un po’ turistica) della città.

Dopo colazione, prima delle 10 (per evitare code alla biglietteria) eravamo già in prima fila davanti al Palazzo Reale per la visita delle sue sale (prezzo intero 15 euro); dirimpettaia, invece, maestosa la Catedral del la Almudena, cattedrale gotica della città che merita un ingresso.

Per uno spuntino, o come nel nostro caso un aperitivo, da non perdere Il museo de Jamon, un vero e proprio oracolo del famoso prosciutto spagnolo (panini a 2 euro).

Una passeggiata al parco El retiro è quindi d’obbligo! E se siete romantici un giro in barca sul lago suo artificiale… aspettatevi lunghe code, ma armatevi di pazienza.

Consapevole del fatto che la paella non sia un piatto madrileno, ma valenciano o catalano, ho voluto comunque provare anche qui il famoso piatto spagnolo. Perché avete mai visto un tedesco che viene in vacanza in Italia e non se magna una carbonara? Che sia a Roma, a Palermo o a Bolzano? Il bar La Gloria la domenica (su ordinazione e dopo le 15) offre ai suoi ospiti la paella, che però, come mi aspettavo non mi ha entusiasmata. Molto buone invece le tapas, soprattutto il crostone con merluzzo affumicato.

Il mio saluto alla città: adios Madrid…

Ciambella alle mele e cannella (senza burro e senza glutine)

Le torte di mele sono un classico intramontabile. Diciamoci la verità, a chi non piacciono? Ne esistono molte varianti, perché la mela si sposa benissimo con tantissimi ingredienti, creando un numero quasi infinito di ricette.

La cannella, con il suo profumo inebriante, è da sempre alleata con la timida mela che ne assorbe tutto il sapore speziato.

  • INGREDIENTI: 3 mele grandi, 4 cucchiai di olio di riso, 1 yogurt senza lattosio bianco, 3 cucchiai di zucchero di canna, 2 uova, 2 bicchieri (circa 240 grammi) di farina di riso integrale, 1 cucchiaino di cannella in polvere, mezza bustina di lievito.
  • PROCEDIMENTO: sbucciare le mele, tagliarle a cubetti e passarle in padella con mezzo bicchiere di vino, mezzo cucchiaino di cannella e 1 cucchiaio di zucchero. Unire gli ingredienti secchi e in un secondo momento le uova, l’olio e lo yogurt. Una volta che le mele risultano “cotte”, unitele al composto e aggiungete il resto della cannella. Versate il composto in una tortiera per ciambelle (io uso quella in silicone) e cuocete in forno per 35 minuti a 180 gradi. A colazione è il top! Se invece volete servirla dopo un pasto, abbinatela a del gelato al fiordilatte o alla crema, cosi trasformerete la vostra ciambella in un perfetto dolce da dessert.

Prodotti per capelli da “supermercato” che ho amato

Quando si pensa ai prodotti di beauty routine venduti al supermercato subito si pensa a qualità scadente e inci poco raccomandabili (inci: ingredienti di un cosmetico). Non fate questo errore, ultimamente anche nella grande distribuzione si possono trovare ottime alternative ai trattamenti casalinghi di marchi prestigiosi e costosi.

Ho provato e amato, in particolare, queste linee di prodotti per capelli che non potete farvi scappare:

  • BOTANICALS FRESH CARE di L’ Oreal: una gamma che comprende maschera, shampoo e crema post lavaggio. Non è 100% naturale, ma è vegano e i tanto odiati siliconi sono stati sostituiti con una particolare miscela di oli di soia e di cocco. Lascia i capelli molto morbidi e nutriti, senza l’effetto stopposo provocato da alcuni prodotti a capello asciutto. Anche la piega dopo la crema mi è parso tenesse di più. E, se avete a cuore l’ambiente come me, sappiate che il packaging è 100% riciclato!
  • HAIRFOOD FRUCTIS di Garnier : con il 98% di ingredienti di origine naturale e vegani, è una maschera pazzesca, che durante il periodo estivo ha reso decisamente più gestibile la mia chioma. È disponibile in tre gusti: papaya, banana, bacche di goji e madacamia. Io l’ho provata alla papaya e lascia un buonissimo profumo sui capelli, fino al prossimo lavaggio.
  • LINEA OMIA LABORATORIES PER CAPELLI: è il mio brand preferito. Ne sono consumatrice da anni, soprattutto perché ha una linea dedicata per la cura del viso, del corpo e dei capelli. Bunissimo inci e certificazione icea.

Due giorni a Berlino

Agosto e un weekend nella capitale tedesca: il Muro, la porta di Brandeburgo, Alexanderplatz, una città vivace, animata, culturalmente stimolante e al secondo posto come metropoli più popolosa dell’Unione Europea con una forte immigrazione, in costante crescita. Proprio per questo anche l’aspetto enogastronomico si rivela poliedrico e multiculturale, capace di soddisfare ogni palato.

Ho scelto nelle mie cene berlinesi due locali in netto contrasto tra loro, per sottolineare come la tradizione che ogni essere umano ha nel cuore e nell’anima si manifesti soprattutto a tavola.

Il primo l’ho scoperto per caso, girovagando affamata dopo una mattinata tra musei e divertenti scorribande in monopattino (a Berlino ci si muove in modo alternativo!), nel quartiere Mitte: il graziosissimo QN Vegan Living ha subito attirato la mia attenzione con la sua proposta di cucina vegana vietnamita, in un ambiente accogliente e dagli arredi sud-asiatici.

Menù ampio con una corposa proposta di antipasti e portate principali: per iniziare opto per una nuvola di tofu ripiena di verdure e riso, delicata e gustosa, e a seguire un piatto di alga marinata ripiena di tofu su letto di germogli di soia e riso e gli immancabili noodle con tofu e verdure: il primo un tripudio di sapori travolgenti, il secondo semplice ma ben equilibrato nel gusto. Portate abbondanti e ottimo rapporto qualità prezzo.

Tra stinco di maiale, currywurst (la salsiccia insaporita con curry e ketchup), la schnitzel (la famosa cotoletta) e fiumi di birra, la cultura enogastronomica berlinese è decisamente votata alla carne, la regina delle ricette della nonna, che vengono tramandate da generazioni e generazioni.

Il secondo ristorante è quindi legato strettamente alla cultura tedesca: il Marjellchen è un locale romantico e caldo, dove passeresti la vigilia di Natale con la famiglia mentre fuori nevica.

Essendo di influenza prussiana, il menù offre – oltre ai piatti tradizionali – anche portate di selvaggina quali anatra e oca. Come antipasto opto per un petto d’oca di Pomerania bagnato con salsa di mirtilli e panna acida: gustata con il pane fatto in casa proposto è uno spettacolo. La portata principale prevede invece anatra arrosto con salsa dolce al miele e patata schiacciata stufata: sapori semplici, ma meravigliosi. Il tutto annaffiato da un buon Riesling della casa.

Porzioni più che soddisfacenti e conto appropriato, il tutto condito dalla simpatia dei proprietari che mi hanno fatto sorridere e sentire a mio agio con le loro allegre barzellette.

Se volete visitare il Bunker di Hitler (consigliatissimo) e siete nei paraggi per l’ora di pranzo fermatevi al Mabuhay Berlin-Indonesian Restaurant , spartano ed economico , potrete godervi ottimi piatti autentici indonesiani, in un locale fuori dai giri turistici e frequantato soprattutto da tedeschi in pausa pranzo.

Per un pranzo veloce o una cena all’insegna dello street-food, non si può infine lasciare Berlino senza aver mangiato almeno un Doner Kebab (il panino) o un Durum Kebab (sorta di piadina). Leggenda narra che il primo kebab sia stato creato proprio nella capitale tedesca nel 1972, dal turco Kadir Nurman. Si ha la possibilità di scegliere tra innumerevoli locali girando per la città, ma se volete andare sul sicuro Mustafa’s Gemuse Kebab sicuramente non vi deluderà: è stato eletto come il più buono della città, e serve anche una versione vegetariana della celebre specialità. 

E prima di una cena nella capitale tedesca non vogliamo farcelo un aperitivino? per una vista sulla città Il Monkey Bar è un Rooftop modaiolo e animato dove sorseggiare ottimi cocktail o bicchieri di Riesling (abbondantissimi!!). Se siete in zona Pergamonmuseum (mi raccomando comprate i biglietti online perché la fila è pazzesca) fermatevi sulle sdraio in riva al fiume e ordinate una birra o un cocktail strampalato a base di Rum o Vodka.

Granola con frutta secca e cioccolato

Da quando l’ho scoperta non deve mai mancare in casa. A colazione, a merenda, come coccola prima di andare a letto: la granola mi ha sempre fatto impazzire, fin da piccina.

Esistono già pronte, di vari marchi, nei supermercati, molto buone ma spesso ricchissime di zuccheri e grassi; farla in casa invece, oltre ad essere semplice, è soprattutto molto più salutare e decisamente più light (che non guasta mai).

Ingredienti:

-250 g di fiocchi di avena, un bicchiere di acqua, 2 cucchiai di miele, mandorle qb, nocciole qb, 50 g di cioccolato fondente al 70%.

Procedimento:

Scaldare l’ acqua in una pentola sciogliendoci il miele. Tuffarci l’avena e gli altri ingredienti tranne il cioccolato. Trasferire il tutto su una teglia da forno e aggiungere i pezzi di cioccolato. Infornare a 180 gradi per 35/40 minuti.

Nello yogurt è una bomba!